"Beato chi ha un’occasione così buona di servire Dio al letto dei malati!.... Beato chi può essere accompagnato al tribunale di Dio da una lagrima, da un sospiro, da una benedizione di questi poverelli infermi!"(S. Camillo)..

mercoledì 30 dicembre 2009

Nuovo anno.......

Ci stiamo preparando a salutare il 2009, anno "vecchio" che è passato, che ha lasciato la sua scia..per alcuni bella, ricca di soddisfazioni, di nuovi incontri, di cambiamenti di vita, mentre per altri ha lasciato una scia  piena di imprevisti, di sofferenze, di rabbia, di delusione e di ricordi....... Ci si prepara a salutare il nuovo anno, in modi diversi, chi sfoggiando il più bel vestito, chi il miglior look per attirare attenzione, chi spendendo soldi per i tradizionali botti...ma ci sarà anche chi lo accoglierà nel silenzio, nella solitudine, nella miseria nella semplicità condividendo il poco che si può trovare al momento...ma soprattutto la propria vita ed il proprio abbraccio, il proprio sorriso. A tutti voi il mio AUGURIO per il 2010 è che possiate viverlo con maggior SERENITA' e che possiate essere ognuno nel suo "mondo e a modo suo" uno strumento di PACE

CIAO......p. Alex

E un astronomo disse:
Maestro, parlaci del Tempo.

E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.

Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto
Entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere,
E non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore?
E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto?

Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.
   (Kahlil Gibran)

Andrea 791

Foto By Andrea

martedì 29 dicembre 2009

Camillo de Lellis.....la sua storia 11

[ E poi L' idea....terza parte]

  • Camillo con i seguaci Erano rivestiti d'un abito talare - come  si usava allora - ma restavano "secolari". Camillo (il quale, malgrado gli studi, conosceva molto poco sintassi e grammatica!) aveva steso, traendo dal profondo del cuore in base anche alla sua esperienza, le loro regole: le "Regole della Compagnia dei Servi degl'Infermi". Se nella prima parte di esse si sente l'influenza dei Cappuccini ed anche dei Gesuiti e dei Padri dell'Oratorio fondato da Filippo Neri - ed è la parte che presenta solamente norme generali -, l'originalità di Camillo è tutta nelle regole che trattano dell'assistenza agl'infermi. Esse sono una reazione spontanea agli abusi da lui constatati e sofferti nel suo triplice soggiorno in San Giacomo.

Camillo ha patito della propria impreparazione: perciò i Servi dovranno essere essi stessi formati per poter aiutare gli altri.

  • Egli sospettando di volersi impadronire della direzione dell'ospedale, ne ha sofferto immensamente; ebbene, i Servi si preoccuperanno d'insegnare con opere più che con parole e lavoreranno in estrema povertà, senza mai ingerirsi in questioni economiche o amministrative, per essere sempre liberi da qualunque sospetto d'interesse,
  • Camillo ha incontrato enormi difficoltà nel convincere il personale ospedaliero che il malato ha diritto all'attenzione e alla carità: dunque, i Servi siano pronti a offrire la propria assistenza " con ogni diligenza possibile" ( quante volte ritorna questa parola "diligenza" nelle 51 regole): si sollevino gl'infermi in modo che non subiscano troppe scosse, non prendano freddo, abbiano la testa un poco alzata; i letti vengano rifatti con cura, ma senza muovere il malato particolarmente grave......
  • Camillo ha cosi spesso constatato che il vito dei poveri è veramente inadatto; e ora si preoccupa che i servi seguano le disposizioni dietetiche del medico, che usino grande attenzione nell'imboccare i più gravi, nell'invitare ognuno a cibarsi, valendosi delle parole più amabili. E' lo Spirito Santo - sottolinea Camillo - che insegnerà tutti gli accorgimenti, e la carità e la diligenza suggeriranno ai Servi le minime cose: perfino come e quando cambiare le lenzuola.

In questo suo inizio di riforma, l'attenzione di Camillo infermiere e sacerdote, va all'intera persona umana:

  • Egli da Maestro di Casa, ha reagito quando i malati erano costretti a confessarsi e comunicarsi per poter essere ricoverati; ed ora raccomanda ai Servi di accostarsi con profonda stima a ogni persona umana e di rispettare ognuno con grande delicatezza nella dignità e libertà della sua coscienza, assecondando l'azione invisibile della Grazia; e suggerisce come preparare spiritualmente i malati, in modo particolare i morenti.
  • Si è ribellato, Camillo, ogni volta che ha visto gl'infermi trattati in malo modo e con parolacce dagl'inservienti e dagl'infermieri; e ora insiste che i Servi trattino ognuno con mansuetudine e carità.
  • Ha visto i malati privi d'assistenza, abbandonati come cani; ed ora chiede che ogni Servo sia sempre presente e disponibile nei suoi turni di guardia (non come il Camillo del primo ricovero, che abbandonava i malati per andare a giocare a carte coi barcaioli del Tevere...): mai lasciar la corsia senza essere sostituito; mai abbandonare un morente; mai rinunciare ad offrire conforto e speranza.

L'ospedale è il cuore di queste regole: l'ospedale per Camillo, deve sempre avere la precedenza anche sull'assistenza domiciliare - che, però, egli non ha ancora intravvista nella drammaticità, nella Roma del suo tempo, nella Roma che fra breve sarà dilaniata da un susseguirsi di epidemie -. E' nell'ospedale che Camillo ha avuto l'incontro definitivo col mondo dell'infermità: nell'ospedale, l'impatto. Ma la sua riforma non è che un abbozzo. Per ora Camillo si preoccupa di formare i suoi pochi compagni quali "secolari" convinti, attenti in modo particolare a una consacrazione in funzione del servizio. Domani, i suoi glielo ricorderanno: quando, nel primo Capitolo Generale della Compagnia (diventata Congregazione Religiosa: i Ministri degli Infermi), si appellano a questa loro fisionomia di "secolari": la loro fisonomia delle origini. (Camillo de Lellis, contestatore riformatore santo, Germana Sommaruga, Ed. OARI)

sabato 19 dicembre 2009

OK2.......Operazione Kenya 2

Il mio carissimo amico Roberto Gentilini, Presidente di ATTICO SOA, mi ha mandato gli auguri di Natale con un regalo particolare. In una scatoletta c'era una Pen Drive con all'interno questo video che presenta quanto fatto in Kenya e soprattutto nella zona di Karungu. Lo voglio condividere con voi....."perché possa offrire anche qualche istante di piacevole intrattenimento"...... Grazie Roberto
video

mercoledì 16 dicembre 2009

Camillo de Lellis.....la storia 10

[ E  poi .....l' "idea"  seconda parte]

Un' idea nuova venne però a far riflettere Camillo e a convincerlo che gli conveniva soprassedere: i suoi malati! Finora aveva cercato di farsi incontro all'intera loro persona umana: ma in questo momento di luce gli pareva d'aver dato la precedenza ai corpi infermi, mentre intuiva che l'assistenza vera non può separare corpo e anima. Ma se lui, infermiere, fosse diventato anche sacerdote? Forse Dio lo chiamava oggi, anche se, quand'era cappuccino, aveva assolutamente deciso di restare frate laico. Farsi sacerdote, però, significava incominciare a studiare: e lui aveva ormai passati i trent'anni. Avrebbe potuto continuare come  Maestro di casa anche frequentando le scuole; poi sacerdote, avrebbe anche potuto avere in San Giacomo una ben maggiore autorità e libertà d'azione per il bene degl'infermi ed anche per il gruppetto degli amici. Avrebbe avuto più coraggio, come sacerdote, per andare contro corrente, se necessario.

Ci pensò, pregò, si consigliò. Decise. I Governatori dell'ospedale accettarono. Così Camillo andò a scuola iscrivendosi nelle prime classi, ma procedendo a passi rapidi. E il 26 maggio 1583 era ordinato sacerdote. Le amarezze continuarono; ma chi retrocede è un pusillanime ( in altra parola, vigliacco!). Pusillanime! fu  infatti il rimproverò che Camillo udì dallo stesso crocifisso ( ma non in sogna, stavolta!). E decise di proseguire. Camillo e i seguaci Nasceva così, di fatto la minuscola "Compagnia dei Servi degl'Infermi", secolari consacrati. Per proseguire, però, oggi conveniva licenziarsi da San Giacomo: prima, dimettersi dall'incarico di Maestro di Casa, con la scusa -pur vera - di dover soggiornare per qualche tempo a Bucchianico. Poi, andarsene del tutto. E con lui, anche gli altri suoi tre lasciarono l'ospedale, uno per volta. Ora vivevano in una casetta miserabile, alla Madonna dei Miracoli, quella stessa che i Governatori di San Giacomo avevano dato in prestito a Camillo, diventato sacerdote. Avevano portato con sé il crocifisso. Vivevano secondo un programma di vita spirituale che non li obbligava con voto, non li rendeva "religiosi" nel senso solito della parola, ma ripeto, li lasciava "secolari" (.... fino a quando sarebbe stato possibile! La cosa non dipendeva solamente da Camillo, ma piuttosto dalla situazione della Chiesa d'allora, quando una forma di vita consacrata "secolare" era un'utopia: e lo sarebbe stato per ancora quattrocento anni). (Camillo de Lellis, contestatore riformatore santo, Germana Sommaruga, Ed. OARI)

[...continua..]

BUON NATALE A TUTTI

 

stelle (15) Festa di Natale - Scritte varie (2) stelle (15)

 misc18

stelle (15) Caro Gesù,
dà la salute a Mamma e Papà
un po' di soldi ai poverelli,
porta la pace a tutta la terra,
una casetta a chi non ce l'ha
e ai cattivi un po' di bontà.
E se per me niente ci resta
sarà lo stesso una bella festa  (
M. Lodi)

feste di natale (58)

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martedì 15 dicembre 2009

Che ne dici Signore ?

babybar[4]

TU
CHE
NE DICI
O SIGNORE
SE IN QUESTO
NATALE FACCIO
UN BELL'ALBERO DENTRO
IL MIO CUORE E CI ATTACCO
INVECE DEI REGALI
I NOMI DI TUTTI I MIEI
AMICI? GLI AMICI LONTANI E
VICINI, GLI AMICI ANTICHI ED I NUOVI.
QUELLI CHE VEDO TUTTI I GIORNI E
QUELLI CHE VEDO DI RADO. QUELLI CHE
RICORDO SEMPRE E QUELLI CHE, ALLE VOLTE,
RESTANO DIMENTICATI , QUELLI
COSTANTI E QUELLI INTERMITTENTI,
QUELLI DELLE ORE DIFFICILI E QUELLI DELLE
ORE ALLEGRE . QUELLI CHE, SENZA VOLERLO , MI
HANNO FATTO SOFFRIRE . QUELLI CHE CONOSCO
PROFONDAMENTE E QUELLI DEI QUALI CONOSCO SOLO LE
APPARENZE QUELLI CHE MI DEVONO POCO E QUELLI AI QUALI
DEVO MOLTO. I MIEI AMICI SEMPLICI ED I MIEI AMICI IMPORTANTI.
I NOMI DI TUTTI QUELLI CHE SONO GIA' PASSATI NELLA
MIA VITA. UN ALBERO CON RADICI MOLTO PROFONDE, PERCHE'
I LORO NOMI NON ESCANO MAI DAL MIO CUORE. UN ALBERO
DAI RAMI MOLTO GRANDI PERCHE' I NUOVI NOMI VENUTI DA TUTTO IL
MONDO
SI UNISCANO AI
GIA' ESISTENTI.
UN ALBERO CON
UN'OMBRA MOLTO GRADEVOLE
PERCHE' LA NOSTRA AMICIZIA
SIA UN MOMENTO DI RIPOSO DURANTE LE LOTTE DELLA V I T A

(anonimo)

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lunedì 7 dicembre 2009

Camillo de Lellis.....la sua storia 9

E poi....."l'idea"!!! [prima parte]

Certo, insieme a loro, come loro, diverso da loro! Ma come riuscirci cosi da solo? Come trasformare San Giacomo? Camillo continuò a guardarsi attorno: alcuni della sua gente dell'ospedale non erano poi cosi mediocri. C'erano, per esempio, Bernardino, ormai anzianotto ma ancora un gamba: era stato addetto alle cantine, poi alle galline, ed ora dava tutti i ritagli di tempo ai malati e alla preghiera. C'era anche Curzio, prima in dispensa, ora in corsia. E Lodovico e Benigno. C'era anche un prete molto perbene: il cappellano Padre Francesco: era stato addirittura giurista.

uomini pii e dabbene Cinque in tutto: da contarsi sulle dita d'una mano. Ma forse bastavano per cominciare ad umanizzare l'ospedale. Dar inizio a qualcosa di nuovo non era davvero una novità, in quei tempi: molti di coloro che avevano per il capo l'idea di fare del bene si raccoglievano attorno qualche brav'uomo ricco di buona volontà: e avanti! E anche Camillo aveva ora in mente di non essere solo, di formarsi un piccolo nucleo con cui condividere il proprio programma di carità verso i malati: un gruppetto su cui contare. Li avrebbe preparati lui, i suoi! Cinque in tutto. Ma si poteva avviare la cosa: una compagnia di uomini buoni, buoni soprattutto, sensibili ai malati, disposti a servirli con amore. Anzi, con l'amore di una mamma tenerissima verso il suo figlio unico infermo. Una cosa pazzesca, forse, che poteva dare fastidio a molti, come sempre dà fastidio incontrare nel proprio cammino delle persone buone che, convinte, vivano per un' "idea". Comunque: preghiera e sacrificio. E anche audacia nel condividere con questi pochi uomini - si erano ridotti a tre - e nel radunarli in una stanzetta, dove, sopra una specie di altare rudimentale, aveva posto un crocifisso. Era questo il loro "oratorio".

Poi, improvvisa, una doccia gelata: da parte dei Governatori dell'ospedale, la proibizione di riunirsi, l'ordine di sciogliere prima che nascesse quella sua "compagnia" d'esaltati, ridicola e pericolosa, perché certamente essi miravano a impadronirsi della direzione dell'ospedale; e lui, Camillo, era un "sovversivo" e una "testa di ferro".camillo incompreso da filippo neri Anche Filippo Neri, suo maestro di spirito, messo su dai Governatori, aggiungeva la sua. Camillo si trovò preso alla sprovvista, ma sotto la gragnuola ritrovò la propria intrepidezza: protestò, lottò, tenne testa a tutti pur di difendere il gruppetto dei compagni. Un sogno lo confortò: gli parve di vedere il crocifisso che, staccate le braccia dalla croce, lo rincuorava: che continuasse l'opera perché essa apparteneva a Cristo.... Mani ignote devastarono il loro piccolo "oratorio": il crocifisso venne messo in un angolo! Camillo si sentì fremere. Se ne sarebbero andati, altroché: era una cosa ingiusta, gli era impossibile non ribellarsi a una tale persecuzione! Filippo Neri, irritato, gli fu contro e si rifiutò d'essergli più maestro di spirito. (Camillo de Lellis, contestatore riformatore santo, Germana Sommaruga, Ed. OARI)

[..continua...]

venerdì 4 dicembre 2009

6 Dicembre 2009 II Domenica di Avvento

......Preparate la Via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri........

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Nell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetràrca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetràrca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetràrca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Càifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccarìa, nel deserto.
Egli percorse tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati, com’è scritto nel libro degli oracoli del profeta Isaìa:
«Voce di uno che grida nel deserto:
Preparate la via del Signore,
raddrizzate i suoi sentieri!
Ogni burrone sarà riempito,
ogni monte e ogni colle sarà abbassato;
le vie tortuose diverranno diritte
e quelle impervie, spianate.
Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!». (Luca 3,1-6)

Riflessione

Immagine1 Convertitevi!", Preparate la via raddrizzate i sentieri” sono gli inviti del Battista. Ma perché devo convertirmi? Cosa significa conversione? Conversione vuol dire cambiare direzione, in questo caso per ciascuno di noi significa un cambiamento di mentalità, di comportamento, di azioni. La conversione riguarda chi da cattivo diventa buono, da peccatore si fa giusto, “ma noi ci sentiamo così puliti”, devoti: “perché devo cambiare?, non faccio del male, aiuto il prossimo, dedico un po’ del mio tempo libero a chi ne ha bisogno….”
Forse è proprio da questa presunzione che dobbiamo convertirci: dalla convinzione o presunzione che siamo già a posto, che va bene così, e quindi non abbiamo bisogno di alcuna conversione. Ma è realmente vero? Proviamo a fermarci un po’ dalla nostra vita frenetica e facciamo quello che si chiama “esame di coscienza”. Come vivo?, condivido gli stessi sentimenti di Cristo?: per esempio, quando subisco qualche torto o qualche affronto, riesco veramente a perdonare di cuore? Quando sono chiamato a condividere gioie o dolori, so sinceramente piangere con chi piange e gioire con chi gioisce? Quando devo vivere nel quotidiano la mia fede, perché mi “vergogno” di testimoniare del vangelo?

Questa domenica siamo chiamati a “guardarci” dentro e preparare la via per andare incontro a quella semplice creatura che porterà Luce, che porterà Pace nei nostri cuori, nella nostra vita……perché allora non aiutarlo a nascere dentro di noi???

 

Immagine2 Aiutami, Signore Gesù,  a diffondere il tuo amore,
dovunque io vada. Inonda la mia anima  del tuo Spirito e della tua vita.
Diventa padrone del mio cuore  in modo così completo  che tutta la mia vita  sia una irradiazione della tua. Fa', o Signore Gesù,  che ogni persona che avvicino  possa sentire la tua presenza dentro di me  e guardandomi, non veda me, ma veda te in me. Resta in me, Signore Gesù,  così splenderò del tuo stesso splendore  e potrò essere luce agli altri.

Madre Teresa