La sua lettera - testamento
Ormai non poteva neppur restare nella sua cara stanzolina in Santo Spirito. Ne aveva portata con se la chiave: pegno della sua "presenza" col cuore in quello ch'era stato il suo mondo. Piegato in due, si reggeva a fatica; fu allora che pensò di lasciare ai suoi religiosi, ai presenti e ai futuri, alcuni suoi ricordi in una lettera-testamento, eccone alcuni passaggi:
Mancherei al mio dovere se con ogni semplicità e rettitudine non dicessi quel che ho sentito e sento circa il nostro istituto, affinché tutti camminino con quella rettitudine e fedeltà che Dio vuole da noi per non sotterrare il talento così grande che il Signore ci ha lasciato nelle mani, in vista della vita e, poi della gloria eterna. La nostra fondazione è stata fatta per la gloria di Dio e per il bene delle anime e dei corpi del nostro prossimo: una fondazione tanto necessaria e tanto conforme al cristianesimo e alla dottrina di Cristo. Se ne parla ripetutamente nella S. Scrittura, e Nostro Signore ce ne ha dato l'esempio nella sua vita curando i malati e guarendo ogni sorta d'infermità.
Nessuno si stupisca che Dio abbia operato per mezzo mio ( anche se sono un peccatoraccio, ignorante, pieno di molti difetti, degno di mille infermi): per Dio, infatti, è maggior gloria che dal niente abbia fatto cose mirabili.
Occorre vegliare per non far deviare né alterare mai il nostro Istituto; esso esercita un'opera viva non solo negli ospedali ma anche nell'assistenza spirituale in ogni luogo, ed è una carità tanto gradita non solo a Dio ma anche al prossimo. Raccomandando anche di non occuparvi dell'anima degl'infermi senza occuparvi anche del corpo (l'intera persona umana)!
Sappiate che, se vogliamo perseverare nel servizio corporale e spirituale degl'infermi, dovremo con ogni esattezza e diligenza e con spirito vero mantenere la purezza della nostra povertà collettiva.
Voglio ricordarvi l'unione e la pace e concordia tra tutti i membri dell'Istituto e raccomandare anche a tutti la vera e perfetta osservanza dei singoli voti.
Esorto tutti a camminare per la strada dello spirito e della vera mortificazione se vogliamo essere quasi sicuri della nostra salvezza: infatti questo Istituto ha bisogno di membri decisi a fare la volontà di Dio e a tendere alla santità. Essi non solo faranno il bene proprio, ma daranno testimonianza alla Chiesa e a tutto il mondo, e nel mondo per mezzo loro si farà grande progresso.
Intanto esorto tutti, presenti e futuri a camminare in santa semplicità secondo quanto è stabilito dalla nostra regola (approvata dalla Santa Sede) e ad essere tutti fedelissimi suoi difensori. E infin, per quanto mi è concesso da Dio Nostro Signore e da parte sua, mando mille benedizioni a tutti i presenti e a tutti i futuri che lavoreranno in questo campo fino alla fine del mondo.
In questa lettera testamento (una firma tremula, ma chiara, nitida, inconfondibile) il suo cuore. Era il 10 luglio 1614: due soli giorni prima di dettare il suo testamento spirituale e solo quattro giorni prima della morte. (Camillo de Lellis, contestatore riformatore santo, Germana Sommaruga, Ed. OARI)
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