"Beato chi ha un’occasione così buona di servire Dio al letto dei malati!.... Beato chi può essere accompagnato al tribunale di Dio da una lagrima, da un sospiro, da una benedizione di questi poverelli infermi!"(S. Camillo)..

martedì 4 maggio 2010

Camillo de Lellis......la sua storia 32

Le date essenziali della vita di san Camillo

1550 25 maggio. Nasce a Bucchianico (Chieti) di cep­po nobile (decaduto). Cresce in quella cittadina degli Abruzzi. Ha carattere vivace, eccitabile, piuttosto discolo. Frequenta una scuola privata, con scarsissimo rendimento. Quel tanto da saper leggere e scrivere (male).

1563 Rimane orfano di mamma.

1568 Intraprende la carriera delle armi come soldato di ventura, al soldo di Venezia e della Spagna. Segue in ciò l’esempio del padre.

1570 Risponde, in compagnia del padre, al bando di arruolamento lanciato da Venezia in vista della crociata promossa da papa Pio V contro i turchi. Ambedue sono colpiti da febbre durante il viaggio. Il padre muore a Sant’Elpidio a Mare, pres­so Loreto. Solo, sbandato, Camillo partecipa ad alcuni fatti d’arme con le armate della Serenissima. Sorge in lui, prepotente, la passione del gioco, ch’era la droga del tempo.

1571 Gli compare sul piede destro una piaga che si rivela infetta ed è restia alle cure. Per questo si re­ca all’ospedale di San Giacomo degli Incurabili a Roma, dove viene anche assunto quale inserviente di corsia. Ma è licenziato, perché abbandonava il servizio per correre a giocare con i barcaioli sulla riva del Tevere.

1572 Ritorna ad arruolarsi al soldo di Venezia e pren­de parte ad alcune incursioni a Zara, a Corfù e alla liberazione di Cattaro.

1574 Passa al servizio della Spagna a La Goletta, pres­so Tunisi. È congedato, non essendoci più nemici da combattere. Solo e sprovveduto, dopo aver impegnato nel gioco anche la camicia, accetta di lavorare come manovale alla costruzione del convento dei Cappuccini a Manfredonia.

1575 2 febbraio. Si pente della vita passata e si converte a Dio, colpito dalla grazia lungo la mulattiera che da San Giovanni Rotondo (Foggia) conduceva a Manfredonia. Chiede di farsi cappuccino ed en­tra in noviziato a Trivento (Campobasso). Ma è costretto a lasciare il noviziato perché gli si riapre la piaga al piede. Rientra all’ospedale di San Gia­como. Non è il Camillo di quattro anni prima: co­me ammalato e poi come infermiere si comporta in maniera esemplare e ricopre incarichi sempre più importanti.

1579 Ritenendosi guarito, ritenta la vita religiosa pres­so i Cappuccini, a Tagliacozzo presso l’Aquila. Anche stavolta deve lasciarli per il riaprirsi del­la piaga. Riaccolto a San Giacomo, è nominato maestro di casa, qualcosa come economo gene­rale e responsabile del personale.

1582 Una notte d’agosto, constatando la demotiva­zione degli infermieri, si sente spinto a dar vi­ta a una compagnia di persone che si impegni­no ad assistere gli infermi, mosse soltanto da spirito di amore e senza alcuna rimunerazione. E il primo abbozzo della futura fondazione re­ligiosa dei Ministri degli Infermi. Si iscrive al Collegio Romano per apprendervi un po’ di la­tino e la teologia necessaria per accedere agli ordini sacri.

1584 26 maggio. È ordinato sacerdote. Scrive le Re­gole della Compagnia dei Servi degli Infermi. Cresce attorno a lui il numero dei seguaci, che abbracciano la sua forma di vita. La riforma da lui patrocinata al San Giacomo disturba gli am­ministratori dell’ospedale, che mal sopportano i continui richiami alla responsabilità e i rimpro­veri di mal governo e di corruzione. Camillo la­scia San Giacomo e si impegna ad assistere i ma­lati all’ospedale di Santo Spirito e nelle case pri­vate, a titolo volontario.

1586 18 marzo. Sisto V approva la Congregazione dei Ministri degli Infermi.

26 giugno. Il pontefice autorizza Camillo e i suoi seguaci a portare sull’abito, quale segno distin­tivo, la croce rossa.

Dicembre. Camillo acquista la chiesa della Mad­dalena con alcune casupole annesse, nelle vici­nanze del Pantheon. Quelle casupole diventano il centro promotore di un’assistenza rinnovata ai malati, per la città di Roma, sia all’ospedale di Santo Spirito sia nelle case private e in tutta Ita­lia, specialmente nei contagi di peste.

1588 Camillo assume il servizio dei malati all’ospe­dale degli Incurabili a Napoli.

1589 I religiosi di Napoli si prestano eroicamente ad as­sistere i soldati colpiti da violenta epidemia su al­cune galere ferme nel golfo. Tre di essi ne muoio­no: i primi di una lunga serie che incontrano la morte assistendo persone contagiose o colpite da peste.

1590-91 A Roma dilagano la carestia e la peste. Per in­carico del papa, Camillo è l’animatore e il co­ordinatore dei soccorsi e crea un ospedale di emergenza di 300 posti letto.

1591 Papa Gregorio XIV riconosce la Congregazio­ne di Camillo come Ordine dei Chierici regola­ri Ministri degli Infermi.

8 dicembre: Camillo emette la professione reli­giosa nelle mani del delegato del papa e riceve la professione dei primi 25 compagni. Ai con­sueti voti di povertà, castità e obbedienza essi ag­giungono il quarto voto di assistenza ai malati anche con pericolo di vita, come durante i con­tagi di peste che allora scoppiava in varie loca­lità a scadenze ravvicinate.

1592 Inizia, per Camillo, una nuova fase di vita. In­traprende lunghi e faticosi viaggi, a piedi, a ca­vallo, per terra e per mare, per studiare e pro­gettare nuove fondazioni, visitare le singole co­munità e confortarle con la sua presenza.

1594 Fondazione della casa di Milano, per il servizio infermieristico e pastorale alla Ca’ Granda. Fon­dazione di Genova, per il servizio all’ospedale del Pammatone.

1595 Camillo accompagna a Trento un gruppo di re­ligiosi destinati ad assistere i feriti nella campa­gna di Ungheria. Quel gruppo costituisce il pri­mo nucleo di sanità militare organizzato per i campi di battaglia, numerosi in quell’epoca in­quieta e litigiosa, contro i turchi che costituiva­no una minaccia permanente per l’Europa.

1596 Clemente VIII incarica Camillo di organizzare l’assistenza ai malati nella zona Vaticano-Monte Mario per i colpiti da epidemia. Fondazione di Bo­logna, per il servizio dell’ospedale della città.

1598 La notte di Natale Camillo, con i suoi religiosi, salva i malati di Santo Spirito dall’inondazione del Tevere.

1599 Fondazioni di Ferrara e di Firenze, per l’intro­duzione della riforma nei rispettivi ospedali.

1600 Fondazioni di Messina e di Palermo. Emergen­za a Nola per la peste. Camillo è nominato vi­cario generale della diocesi per l’organizzazio­ne dell’assistenza.

1601 Fondazione di Mantova.

1603 Fondazione di Viterbo.

1605 Fondazione di Bucchianico (Chieti).

1606 Fondazione di Chieti, Borgonovo Val Tidone (Piacenza).

1607 Fondazione di Caltagirone. Tutte queste fonda­zioni sono focalizzate attorno all’assistenza ai malati. Trascorse alcuni mesi a Napoli colpita da epidemia. Destina all’ospedale pubblico 24 re­ligiosi e li precede nell’emergenza instancabil­mente. Rinuncia all’ufficio di superiore genera­le e chiede di vivere come semplice religioso al­l’ospedale di Santo Spirito.

1608 Per incarico del superiore generale visita le co­munità dell’Ordine, malgrado le grandi fatiche di viaggi da un capo all’altro d’Italia in condi­zioni di salute non brillanti. Dovunque arriva, fa vita comune con i suoi religiosi e si inserisce nei turni di lavoro negli ospedali.

1609 Riceve dal generale il permesso di poter allog­giare a Santo Spirito per essere tra i malati in continuità.

1612 Si reca a Bucchianico, colpita da impressionan­te carestia, e si fa coordinatore dei soccorsi co­involgendosi di persona. Colpito da febbre al­tissima, trasforma la sua camera in quartier ge­nerale degli aiuti.

1613 Ultima visita del fondatore alle case dell’Ordine. A Milano, scrive le «Regole che s’osservano dai nostri fratelli nell’Hospitale Maggiore per servi­re con ogni perfettione i poveri infermi». Le Re­gole furono stampate per iniziativa del Capitolo e figurano tra i documenti storici dell’ospedale. In giugno passa da Milano a Genova. Il suo sta­to di salute peggiora pericolosamente. In ottobre il duca Carlo Doria mette a disposizione la na­ve per trasferirlo a Roma.

1614 A primavera, molto malandato in salute, vuol compiere un’ultima visita all’ospedale di Santo Spirito. Il 14 giugno scrive la «Lettera testamento», do­cumento di fondamentale importanza per la spi­ritualità dell’Ordine. Muore il 14 luglio.

1618-1622 Si tengono i processi informativi sulla fama di santità in otto diocesi italiane.

1625-1628 Si tengono nelle stesse diocesi i processi remis­soriali d’autorità apostolica.

1742 Benedetto XIV lo proclama beato.

1746 Lo stesso papa lo proclama santo, definendolo iniziatore di «una nuova scuola di carità».

1886 Leone XIII lo proclama, assieme a san Giovan­ni di Dio, patrono di tutti i malati e ospedali del mondo.

1930 Pio XI lo proclama, insieme a san Giovanni di Dio, protettore del personale ospedaliero.

1964 Paolo VI lo proclama patrono dell’Abruzzo.

1974 Paolo VI lo proclama patrono della sanità mili­tare italiana.

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